"Perché i bei libri sono come una tazza di cioccolata calda,

inebrianti ed avvolgenti…"

sabato 30 gennaio 2016

HOW TO READ ENGLISH BOOKS

Come ho anticipato sulla pagina Facebook di "Cioccolata di parole" (https://www.facebook.com/cioccolatadiparole/), questo articolo non vuole essere una recensione, ma un piccolo tutorial su come superare le piccole e grandi difficoltà di casa quando si tenta per la prima volta (o si ritenta per l'ennesima) di leggere in lingua inglese.

Trattandosi di un tutorial, cercherò di tenere un tono un po' più leggero rispetto al solito onde evitare di annoiarvi :)
Ovviamente non ho nessuna pretesa di "universalità", ho solo pensato di spiegarvi quello che ha funzionato con me :)
Siete pronti? Si va !!

HOW TO READ ENGLISH BOOKS


Eccovi qui, di fronte al vostro primo romanzo made in England, quali sono gli strumenti necessari per poterlo terminare con successo?

1) Tanta pazienza e fiducia in sé stessi: Lo so, sembra la cosa più banale del mondo, ma in realtà non lo è.  

Spesso, quando non riusciamo in qualcosa (anche di poca importanza) lo viviamo come un fallimento personale, specie se parliamo con amici che divorano titoli stranieri come se non ci fosse un domani.
Bene, ciascuno di quei lettori tempo fa (la sottoscritta in primis) era esattamente come voi, una faccia nota nella landa desolata tra lo sfiduciato ("Non ce la farò mai") e l'istinto omicida ("@#$# Lo faccio volare fuori dalla finestra questo #$@# di libro!").
Rilassatevi, non è una questione di vita o di morte, in fondo lo fate solo per divertimento, se ci riuscite bene, sennò ritenterete in un altro momento quando vi sentirete più sereni e disposti :)
E ammesso non ci riusciste mai... amen, siete già bravi in altre cento attività, nessuno è perfetto :)
2) Un minimo di conoscenza della lingua: Qui sicuramente qualcuno starà gemendo "Però io non sono bravo", infatti, non serve essere bravi (se lo siete ben venga!), ma se iniziate da zero e non avete idea di quali siano i principali tempi verbali, né sapete distinguere gli articoli dal pronomi... urge un ripasso dei testi di scuola, o almeno consultare uno dei mille tutorial su Internet dedicati agli elementi basilari della grammatica inglese.
3) Partire col libro giusto: Siete adulti e vaccinati Il gatto con gli stivali vi stava sulle balle in italiano, figuriamoci in un'idioma estero!! 
Tutta la mia comprensione, però dovete ricordarvi di essere, solo per il momento, dei neofiti della lettura in lingua, un giorno Jordan e King saranno il vostro pane quotidiano, ma adesso è necessario scegliere qualcosa di breve e scritto in modo semplice... cosa c'è di meglio delle favole e di qualche caro classico per l'infanzia?
Probabilmente adesso starete pensando "Sì! bello!! Prendo la serie di Harry Potter!!", se posso darvi un consiglio, non fatelo. 
La prosa della Rowling è semplice e lineare, il problema è la lunghezza dei vari volumi.
Leggere in lingua stanca, soprattutto i primi giorni se riuscirete a fare dieci pagine consecutive sarà già una gran cosa, capite che l'idea di impiegare una vita solo per finire il primo... citando le parole del grande Guido Nicheli "Non esalta"
Potete usare un articolo di due pagine, un saggio, qualsiasi cosa, purché riusciate a concluderla in tempi brevi, mantenendo fresco il vostro entusiasmo ed evitando spargimenti di sangue. :P
Una volta piantata, nel giro di poco tempo, la bandierina del vostro primo grande successo, vi sentirete gasatissimi e desiderosi di cominciare qualcosa di nuovo, magari un pochino più lungo... e via di questo passo, fin quando vi verrà spontaneo acquistare anche volumi di trecento o quattrocento pagine, perché con un bel po' di successi ed esperienza alle spalle saprete di poterli gestire. 
Con calma e un piccolo passo alla volta si scalano le montagne :).
4) Il vocabolario: In questa impresa è il vostro migliore amico, il bastone della saggezza, anche se va usato con parsimonia (tra poco capirete perché) .


Ottimo, avete scelto un saggio alla vostra portata, vi ricordate bene o male cosa distingue present e past perfect, siete decisi come kamikaze e avete riesumato il vocabolario del liceo, qual è il prossimo passo? 

Adesso dobbiamo parlare del metodo
Quando apriamo un testo in italiano, anche se non ce ne accorgiamo, il nostro occhio fa una rapida scansione della pagina, coglie i contenuti principali e li trasmette al cervello che li elabora senza nessuna difficoltà, arricchendoli poi quando facciamo la lettura vera e propria. 
Ovviamente questo processo avviene anche con uno in inglese, ma il cervello non essendo allenato va presto in cortocircuito facendoci sperimentare l'orrenda sindrome "Guardo la pagina e non capisco un ca...storo". 
Per superare questo problema c'è un sistema semplicissimo: dimenticarsi del resto del libro. 
Voi non siete a pagina uno, siete sulla prima riga, esiste solo quella nel vostro mondo, e su quella dovrete restare fin quando non l'avrete capita... alla meno peggio. 
Uno degli errori più comuni (ci sono cascata anch'io) è quello di dire "Ok, adesso prendo il dizionario e traduco tutti i termini che non conosco e anche quelli che conosco, olè!". 
Sembra il modo più logico di procedere vero? In realtà è quello che nel giro di un paio d'ore vi stronca, perché doversi fermare in continuazione per cercare il significato di una parola, passato l'entusiasmo iniziale, è di una noia asfissiante e soprattutto vi fa perdere concentrazione.
Per questo sarebbe meglio procedere per "Parole chiave"
Cerco di spiegarmi con un esempio.
Immaginate di aver comprato il bellissimo The Princess bride di William Goldman, seguendo i miei saggi consigli state esaminando con occhio chirurgico la prima linea del primo capitolo:"This is my favorite book in all the world, thought I' ve never read it".
Ok, niente panico, riflettete con calma su cosa riuscite a capire senza correre sul dizionario, e non dite niente perché vi si allunga il naso :P Ipotizziamo siano tre parole: "Book" libro, "World" mondo "This is" questo è, il resto... buio assoluto. 
Scrivete queste parole in fila e ottenete "Questo libro mondo" adesso vi mettete buoni buoni a cercate "favorite" preferito è "My" mio  e li aggiungete ottenendo "Questo è mio libro preferito mondo" va già meglio, però evidentemente manca qualcosa, in effetti c'è quel "in all", fino adesso ignorato da tutti, porello.
Prendetevi qualche secondo per riflettere esaminando gli elementi già a vostra disposizione; si parla di un libro preferito, e si mette in relazione questa preferenza col mondo... cosa vi viene spontaneo pensare? Anche se non capite "in all", come completereste quella frase per darle un senso logico? Se la risposta  è "in tutto " o "al mondo" avete afferrato il concetto: quello che proprio non sapete va cercato, ma quando siete in possesso di un pezzo della frase, potete facilmente desumerne, almeno una piccola parte, dal contesto. Dunque abbiamo "Questo è il mio libro preferito al mondo", una traduzione più che accettabile.
Passiamo al periodo successivo  "Thought i' ve never read it"... azz proprio rognoso, riuscite a capire solo ""I've", gli altri due verbi sono un mistero, a questo punto potreste decidere che ne sapete abbastanza, e andare avanti.
So che sembra un controsenso, ma le prime volte andrà già benissimo se da una pagina riuscirete a capire nel modo più vago e confuso possibile chi sta facendo/dicendo cosa a chi, la comprensione completa e la cura per il dettaglio verranno col tempo e la pratica.
Certo, guardando sul vocabolario tutto quello che non vi è chiaro in apparenza farete molta meno fatica, ma come ho già detto dopo poco diventa un lavoro tedioso, inoltre le parole imparate così, ahimè, si dimenticano in fretta, viceversa se farete un ragionamento per arrivarci, anche se all'inizio può sembrare difficoltoso, vi accorgerete che in questo modo i significati rimangono impressi molto più  a lungo. 
Più leggerete, più vi sforzerete di capire e ragionare senza abusare del dizionario, più il vostro cervello imparerà a metabolizzare quei termini, smettendo di inviarvi ogni cinque minuti segnali di allarme rosso: "Mayday Mayday non capisco, panico! Abbandonare la nave!!" 
Al di là di quanta grammatica e vocaboli conoscete leggere in lingua con successo è anche e soprattutto questione di riuscire ad applicare la corretta "forma mentis"  dimenticatevi di come leggete in fretta in italiano, bandite ogni tipo di paragone, adesso avete di nuovo cinque anni e state imparando a leggere per la prima volta; per cui è legittimo essere lenti o stanchi dopo poco, è altrettanto corretto se su cinque frasi ne capite mezza, non dovete avere nessuna pretesa, ma essere rilassati e dare al vostro cervello il tempo di adattarsi e imparare a lavorare nel modo corretto. 
Il segreto, almeno per me, è stato proprio questo: riuscire a mettere da parte l'urgenza,  l'ansia (del tutto razionale, ma in questo caso controproducente) di comprendere, concentrandomi su una riga alla volta, un concetto alla volta, fino al giorno in cui mi è sembrato tutto estremamente facile e naturale:) 
Ecco, a voi la mia esperienza, spero possa esservi utile, ovviamente se avete domande e commenti sono più che bene venuti!!
Kiss Kiss 
Gossip Girl 
Era una vita che volevo farlo:P

lunedì 25 gennaio 2016

STEPHEN KING E IL "LUDENDO DOCERE"



STEPHEN KING E IL "LUDENDO DOCERE" 

Alzi la mano quale autore non vorrebbe frequentare un corso di scrittura ad altissimo livello, tenuto da un romanziere di fama mondIale presente in tutte (o quasi) le librerie del pianeta.  
E se questo corso si potesse seguire a domicilio, costasse poco e non durasse più di... trecento pagine?
No, non è un sogno, ma la semplice realtà propostaci da On Writing autobiografia di un mestiere, manuale di scrittura creativa pubblicato nel 2001 da Sperling&Kupfer e targato Stephen King

Chi non è amante dell'horror e conosce solo di fama i lavori di King, potrebbe essere diffidente all'idea di acquistare un suo testo dedicato alla scrittura. 
Chi viceversa apprezza le storie del Re, sa che uno dei suoi punti fermi è il cosiddetto "ludendo docere" (insegnare divertendo), ovvero la capacità di trasmettere contenuti di qualità, catturando l'attenzione del lettore con dosi massicce di ironia e umorismo intelligente.
Questa caratteristica non manca certo in On Writing, dove in sole trecento pagine vengono analizzati in modo professionale tutti i principali aspetti della stesura di un romanzo: dalla costruzione della trama al background dei personaggi, passando per lo stile, i dialoghi e le scelte sintattiche, con una prosa scorrevole, frizzante, spassosissima, che non scade mai nella noia o nell'eccessivo "tecnicismo".
Più che un manuale vero e proprio, King sembra chiacchierare informalmente coi lettori su come debba essere fatta, secondo lui, la buona narrativa, sottolineandone anche l'aspetto ludico: scrivere dev'essere prima di tutto un divertimento, se poi si riesce a farne un lavoro e guadagnare, tanto meglio. 
Vengono anche sfatati alcuni falsi "miti": in primis l'idea che si possa diventare bravi narratori leggendo poco o sempre lo stesso genere; al contrario un autore dev'essere anche un lettore vorace e onnivoro, perché solo tramite il contatto con generi diversi si possono apprendere meglio i meccanismi della narrazione, e soprattutto quali siano gli errori da evitare. 
Allo stesso modo viene chiarito che, come in tutte le professioni del mondo, ci sono persone nate col dono di creare storie meravigliose, altre capaci di fare un buon lavoro con tanto esercizio, e altre ancora... non desiderano impegnarsi per migliorare, quindi sarebbe meglio se si dedicassero ad altre attività.
Mille idee, suggerimenti, spunti di riflessione per crescere come autori, e imparare a praticare uno dei lavori più belli e difficili del mondo: l'arte di creare la magia con le parole. 
Ely





lunedì 4 gennaio 2016

CALENDARIO LETTERARIO

Dalla creatività della nostra Federica leva ecco il Calendario Letterario da scaricare e portare con voi per un 2016 all'insegna della lettura e scoperta di nuovi autori!!
Ely













sabato 2 gennaio 2016

TRA LUCE E TENEBRA...


Avril è cresciuta sola in un castello senza amore né gioia.
Del resto, essendo figlia di Tenebra, l'entità immortale che su Kyom(una sorta di pianeta parallelo dove abitano le anime dei defunti) si occupa di torturare coloro che in vita hanno agito male, non avrebbe potuto aspettarsi niente di diverso.
Non sa cosa significhi avere una famiglia unita o dei veri amici, almeno fin quando suo padre Luce non decide di volerla conoscere...


Succede spesso di leggere la frase “Una nuova promessa del Fantasy italiano”, abbinata ad autori o autrici alle prime armi.
Capita quasi altrettanto spesso di scoprire come, in quei romanzi decantati da interviste e recensioni, di promettente ci sia ben poco.
Per fortuna questo non è il caso di Giorgia Vasaperna; infatti nonostante la giovane età, nel suo Like Lions ci sono tutti i prodromi di un'autrice di buon talento.
In primis una trama che tenta di discostarsi dai soliti cliché per creare qualcosa di diverso e originale, secondariamente uno stile fluido, sintatticamente corretto, in grado di avvincere il lettore e fargli terminare senza sforzo il libro.
Tuttavia, nonostante le buone premesse, Like Lions non è immune da alcuni dei difetti DOC tipici degli scrittori esordienti: infodump e descrizioni troppo schematiche.
Infatti, se da una parte un modo di scrivere semplice facilita la lettura, dall'altra abusandone si rischia di creare in alcuni punti un elenco asettico di persone e cose, che a lungo andare può finire con l'infastidire, o peggio annoiare il lettore.
Comunque, al di là di questi difetti ampiamente curabili attraverso esperienza e buone letture, Like Lions rimane un ottimo romanzo per bambini e ragazzi, e anche per adulti, purché sappiano vedere oltre e coglierne la freschezza.

Ely

domenica 27 dicembre 2015

ALLA SCOPERTA DI NUOVI MONDI CON FEDERICA LEVA



ALLA SCOPERTA DI NUOVI MONDI CON FEDERICA LEVA

Tresan, figlio cadetto del Sopracavaliere di Misrenea, non sembra destinato a un futuro di onori e grandezza.
Studioso per natura e poco portato per le armi, pare condannato a dover servire come attendente il fratello maggiore Rupens, erede del titolo, prediletto dal padre e apparentemente perfetto.
Tuttavia, una serie di profezie collegate a un passato antichissimo, aiuteranno Tresan a capire quanto la sua esistenza sia tutt'altro che ininfluente...

Basta fare una veloce ricerca sul Web per accorgersi di come Federica Leva non sia una novellina nel mondo della scrittura, avendo già all'attivo diverse pubblicazioni e partecipazioni a concorsi.
Tutta questa esperienza è stata sicuramente messa a frutto nella stesura di Echi delle Terre sommerse che, pur essendo il suo primo Fantasy di una certa lunghezza, è un romanzo appassionante e ben costruito.
Non è facile creare un mondo ex novo partendo da zero, eppure Federica ce l'ha fatta abbandonando le ambientazioni standard per una più originale e bucolica: un arcipelago di isole indipendenti tra loro, ma unite da una fitta ragnatela di intrighi e complotti.
In questo scenario così particolare si muove un protagonista per certi aspetti molto “classico” (si tratta del tipico ragazzino inesperto in una fase di crescita), in grado con la sua spontaneità e simpatia, di conquistarsi in fretta l'affetto e la stima del lettore.
Particolarmente interessanti sono le dinamiche che caratterizzano il rapporto tra Tresan e il padre; pur essendo uniti da un affetto sincero questi due uomini, come avviene spesso anche nella vita reale, non riescono mai a parlarsi apertamente, superando così il muro di incomprensioni e silenzio che li divide. 
A rendere davvero particolare questo libro però è la sua imprevedibilità.
Da un certo punto in poi si crede di aver capito quale piega prenderà la storia... e invece ci si trova di fronte a uno scenario completamente differente, un discorso analogo vale per alcuni personaggi; si pensa di conoscerli e alla fine sorprendono sempre.
L'originalità della trama e dello sviluppo, uno stile curato e un vocabolario molto ricco fanno di Echi delle terre sommerse un'ottima lettura sia per gli amanti del Fantasy tradizionale, che per chi predilige l'intrigo politico, oltre a dimostrare chiaramente il talento di questa giovane autrice, a cui auguriamo una grande fortuna.
Ely




sabato 24 ottobre 2015

NOBUTA WO PRODUCE


NOBUTA WO PRODUCE

Shuji Kiritani e Akira Kusano non potrebbero essere più differenti.
Shuji incarna lo stereotipo dello studente modello giapponese educato gentile e ben inserito, ma in realtà è profondamente cinico, incapace di affezionarsi davvero a qualcuno.
Akira viceversa si comporta come un totale outsider (anche se di buon cuore), sopra le righe e stravagante in tutto ciò che fa, per questo fondamentalmente molto solo.
Le loro vite scorrono su binari opposti fino all'arrivo nella loro classe di Nobuko Kotani, una ragazza con abnormi problemi di timidezza, abituata sin da piccolissima a subire passivamente emarginazione e bullismo.
Come da copione, Kotani viene immediatamente presa di mira da un gruppo di compagne, Shuji e Akira, per una serie di coincidenze, la salvano con un trucco dall'ennesima angheria e la spronano a reagire alle molestie, ottenendo però un netto rifiuto da parte della ragazza, convinta che qualsiasi cosa faccia non cambierà mai nulla.
Shuji allora ha un'illuminazione: se è vero il presupposto per cui “Anche un prodotto mediocre con la giusta pubblicità viene apprezzato” Kotani, con qualche accorgimento, potrebbe diventare popolare e accettata.
I due decidono così di diventare in segreto i suoi "produttori”, occupandosi di tutto quanto riguarda la sua ascesa sociale nel mondo scolastico, ma qualcuno nell'ombra cerca di sabotarli...

Raccontata in poche parole la trama di “Nobuta wo produce" può non sembrare nulla di speciale, affrontando temi già visti e rivisti in altri lavori di animazione e sceneggiati made in Japan.
Dunque cosa spinge un telespettatore a seguire tutta la serie, convivendo pacificamente coi sottotitoli in inglese, non sempre ben sincronizzati rispetto ai dialoghi?
Basta guardare tre puntate per avere la risposta: I personaggi.
Dopo il terzo episodio infatti diventa impossibile non immedesimarsi in Shuji, perennemente in bilico tra essere e non essere, alla ricerca di sé stesso in un mondo dove sembra contare solo la “facciata di cortesia" che si è costruito nel corso degli anni.
Parimenti non si può non restare toccati e commossi dalla gioia di Kotani, quando scopre la differenza abissale tra il sopravvivere come un'automa, e il vivere una vita degna di questo nome con accanto dei veri amici.
A lasciare senza fiato però è l'evoluzione di Akira; presentato come un bambinone indeciso, pian piano cambierà sino a diventare un ragazzo maturo, capace di assumersi determinate responsabilità, consapevole dei propri sentimenti e in grado di lottare per amore. 
Arriverà al punto di minacciare Shuji, suo unico e migliore amico, (anche se col consueto modo di fare originale e divertente) qualora deridesse Kotani solo per mantenere la propria reputazione di leader bello e carismatico. 
Oltre a una caratterizzazione dei personaggi eccellente, "Nobuta wo produce" vanta un ritmo narrativo veramente ben gestito, con una storia che parte in sordina, per dare modo allo spettatore di abituarsi a un contesto di vita tanto diverso dal nostro, e piano piano cresce fino a trasportarlo in un mondo che dispiace tantissimo dover lasciare.
La ciliegina sulla torta è rappresentata dal dialogo frizzante e vivace, ricco di momenti comici forse un po' surreali per il gusto europeo, ma comunque riuscitissimi anche grazie al perfetto gioco di sguardi tra Kamenashi e Yamashita, all'epoca giovanissimi, oggi star a tutto tondo in patria. 
In "Nobuta wo produce" è evidente come niente sia lasciato al caso: dalla gestualità e modo di muoversi dei protagonisti, alle luci, fino ai cambi di registro improvvisi e spiazzanti; per cui nel giro di pochi istanti si passa da situazioni comiche, a momenti ad altissimo impatto emotivo in cui i personaggi fissano la macchina da presa e ci spalancano il proprio cuore.
Se lo scopo evidente in “Life ijime” era quello di scioccare, in questo lavoro intriso di dolcezza, malinconia e amore ci sono infiniti livelli di lettura: dal capire quali siano i giusti valori da perseguire nella vita (amicizia e sincerità prima di tutti), passando per l'importanza della bellezza interiore su quella esteriore (Kotani pur essendo esteticamente brutta trabocca di bontà d'animo e compassione per gli altri) per finire con quanto il vero amore possa far soffrire e crescere una persona.
Semplicemente stupendo.

Ely









martedì 29 settembre 2015

LIFE IJIME




Prima di iniziare la recensione vera e propria, una piccola premessa; il lavoro di cui parliamo oggi si occupa del sistema scolastico giapponese, per molti aspetti diverso dal nostro.
Anzitutto gli esami non si svolgono alla fine ma all'inizio di ogni ciclo scolastico; quindi per entrare alle superiori medie e elementari bisogna sostenere un test di ammissione.
Soprattutto, se da noi essere bravi studenti dà chances in più nel mondo lavorativo però nessuna certezza, in Giappone un curriculum di studi eccellente diventa imprescindibile e fondamentale per chiunque voglia svolgere un lavoro di buon livello, assicurarsi una certa stabilità economica e godere di prestigio in società.
Dati questi presupposti, gli adolescenti giapponesi tra i quattordici e i diciassette anni sono sottoposti a una pressione enorme, sia da parte delle scuole che impongono una rigida disciplina, oltre a carichi di studio abnormi (spesso di tipo puramente mnemonico), sia da parte dei genitori, per cui avere come figlio uno studente mediocre significa dover mantenere a vita un futuro fallito. 
Per sfogare in parte tutto questo stress si ricorre al fenomeno dell’Ijime.
L'Ijime è una forma di bullismo di gruppo applicato in modo maniacale e sadico, il cui scopo consiste nel provocare il totale esaurimento psicologico e la morte sociale di una persona ritenuta per una qualsiasi ragione più debole, diversa, dunque inadatta alla competizione, o all'opposto una rivale difficile da superare.
Proprio a questo tema controverso e doloroso è dedicato lo sceneggiato (Dorama, in lingua originale) che andiamo a recensire, tratto a sua volta dal bellissimo manga Life di Keiko Soenobu, famoso nell'ambiente per Il modo crudo e drammaticamente realistico con cui ha affrontato questa pratica brutale e ingiusta, vera piaga della società nipponica e non solo.



                                            LIFE IJIME


Ayumu Shiba e Shinozouka Yunko sono grandi amiche e frequentano insieme la terza media, come tante loro coetanee devono decidere a quale istituto iscriversi e superare il relativo esame di ammissione.
C'è' un problema però: Ayumu non eccelle nello studio, viceversa Yunko è bravissima.
Terrorizzata all'idea di separarsi dalla sua amica più cara, Ayumu si impegna fino allo sfinimento per riuscire a entrare al Nishidate, il liceo molto duro e selettivo scelto da Yunko.
Ironia della sorte, lei viene ammessa e Yunko no, ma quella che in teoria dovrebbe essere una bella notizia si trasformerà nell'inizio di un incubo...

Chi non ama particolarmente le produzioni del Sol Levante potrebbe giustamente chiedersi perché investire tempo ed energie guardando un adattamento in giapponese, senza nemmeno i sottotitoli in italiano (gli unici disponibili per ora sono in francese, inglese e spagnolo), ma dopo due puntate questi interrogativi svaniscono, dato che si viene completamente risucchiati nella storia. 
Infatti, nonostante il tema trattato non sia allegro, i giovani attori che recitano sono bravissimi e il ritmo narrativo davvero ben gestito, per cui non mancano svolte e colpi di scena che facciano trattenere il fiato allo spettatore. 
Proprio queste caratteristiche permettono a Life Ijime di trasmettere emozioni fortissime; per undici puntate ci si immedesima totalmente nel dramma della dolce Ayumu, all'inizio ben inserita e felice, poi per un banale malinteso letteralmente brutalizzata dalle compagne di classe. 
Chiunque abbia subito atti di bullismo non potrà non ritrovare negli atteggiamenti di Manami e delle sue amiche dinamiche conosciute: l'accanimento, il bisogno costante di inventare nuovi pretesti per giustificare il proprio modo di agire, altrimenti insensato e soprattutto l'indifferenza; ovvero la consapevolezza che nessuno ci aiuterà, se non siamo noi a volerlo per primi.
Anche Ayumu dopo tanta sofferenza comprende di avere diritto a vivere una vita normale e felice.
Inizia così una ribellione in piena regola, che le restituirà poco a poco la libertà e la spensieratezza, aiutando anche alcuni suoi compagni di classe (fino a quel momento complici silenziosi negli abusi) a comprendere quanto trarre divertimento dalla sofferenza altrui sia profondamente sbagliato, e che solo dimostrando un minimo di cuore e pietà per chi viene ingiustamente deriso ci si comporta come esseri umani, e non come animali in grado di capire solo la legge del branco.
Life ijime avvince, sciocca, porta alla memoria ricordi che vorremmo restassero sopiti, contemporaneamente trasmette un messaggio di fiducia e amore per sé stessi bellissimo: nessuno deve subire passivamente questa crudeltà e se il bullismo può diventare una gabbia soffocante, la chiave per uscirne sta nel coraggio di confessare ad alta voce ciò che si sta vivendo e avere fiducia nelle persone che ci amano davvero e saranno felici di aiutarci.
Merito di questo piccolo capolavoro, e prima ancora del fumetto della Soenobu, è  stato denunciare e condannare senza appello una situazione che tante, troppe persone (anche qui in Italia) scelgono di non vedere vuoi per codardia, vuoi per semplice stupidità e far riflettere su come l'omertà sia uno dei mali peggiori della nostra società e come tale vada sempre combattuto.



Ely